DIETRO LE NOTE / In conversazione

Vivaldi Rescriptus

la metamorfosi barocca per un organico senza precedenti

Organico: Due chitarre e pianoforte
Commissione e Dedica: Trio Rospigliosi
Struttura: 3 movimenti (Veneziana, Pizzica lenta, Saltarella)
Prima esecuzione: Spagna, 18 febbraio 2025

D: “Vivaldi Rescriptus” nasce su commissione del Trio Rospigliosi, una formazione recentissima. Come si è sviluppato questo incontro?

R: Il brano nasce proprio dalla volontà di dare un repertorio nativo a questa inedita formazione composta da due chitarre e pianoforte. Fino ad oggi, per questo organico esistevano esclusivamente trascrizioni di concerti per due chitarre e orchestra; mancava una letteratura originale pensata specificamente per sfruttare le peculiarità acustiche e timbriche di questi tre strumenti insieme. Sapere di firmare con ogni probabilità la prima composizione originale in assoluto per questa formazione è stato un grande stimolo.

D: Perché proprio il celebre Concerto in Re maggiore RV 93 di Vivaldi come punto di partenza?

R: Volevo un terreno comune fortemente riconoscibile su cui innestare questa nuova sonorità. Il Concerto per liuto e archi RV 93 è una pagina limpida e iconica. Come suggerisce il titolo Rescriptus, non si tratta assolutamente di un semplice arrangiamento, è invece una vera e propria trasfigurazione: la struttura in tre movimenti del concerto barocco rimane l'impalcatura originale, ma viene rifratta attraverso la lente e i colori della sensibilità e del linguaggio contemporaneo.

D: Il concetto di "riscrittura" richiama subito un'altra tua opera fondamentale: le tue “Bach Goldbergs” per pianoforte solo. Che legame c'è tra i due lavori?

R: Un legame c’è, ed anche profondo. Le Bach Goldbergs sono nate su richiesta del mio discografico, che mi aveva espressamente proposto di riscrivere le Variazioni Goldberg solcando il filone creativo aperto da Max Richter con le sue Quattro Stagioni. Purtroppo, a causa di sopravvenute difficoltà interne alla casa discografica, quel progetto si è arenato e il mio lavoro è rimasto "nel cassetto".
Per una sfortunata concomitanza di eventi, le Bach Goldbergs sono rimaste sconosciute, pur essendo forse la composizione di cui sono più orgoglioso: il mio grande tributo a un autore, Bach, che fin da giovanissimo ho adorato fino all'ossessione. Chi l'ha ascoltata l'ha trovata complessa, viscerale e commovente. Vivaldi Rescriptus riprende quell'idea di dialogo intimo e senza riverenza con i maestri del passato, trasferendo quella ricerca dalla solitudine del pianoforte all'intreccio cameristico.

D: Tornando a Vivaldi, i tre movimenti portano i nomi di antiche danze italiane: Veneziana, Pizzica Lenta e Saltarella. Come si sviluppano?

R: Rispecchiano tre approcci compositivi differenti e progressivi:

• Veneziana (I movimento): L'architettura vivaldiana è ben visibile, ma l'esplorazione armonica 'deforma' il materiale originale rivelando nuovi colori e sfumature.
• Pizzica lenta (II movimento): Il pianoforte introduce nuove melodie che dialogano con le chitarre in una cornice ritmico-armonica inedita, creando un contrasto contemplativo tra antico e presente.
• Saltarella (III movimento): Qui si passa alla decostruzione vera e propria. Il materiale tematico viene frammentato e riorganizzato, trasformando l'energia della saltarella in un finale dinamico e trascinante.

D: Dal punto di vista timbrico, come interagiscono due chitarre e un pianoforte?

R: È stata una sfida affascinante. Le due chitarre mantengono un dialogo serrato e contrappuntistico. Il pianoforte l'ho concepito come un "basso continuo ampliato", ma con una funzione fortemente concertante e a tratti percussiva, capace di fondere il timbro dei martelletti con l'impulso pizzicato delle chitarre in una tavolozza sonora del tutto nuova.